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filo

A FRONTE ALTA

Un sogno del mille novecento cinquantasei
di e con Antonello Cossia


frontealta

.......... spazio scenico di Raffaele Di Florio
musica originale di Riccardo Veno
costumi di Stefania Virguti
still & video editor di Francesco Albano
foto di scena di Luciano Ferrara
sartoria: Zambrano
tecnico luci: Paco Summonte
amministrazione e consulenza del lavoro di Pronos 94 srl
comunicazione e ufficio stampa di Renato Rizzardi Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
organizzazione di Luigi Marsano


Grazie a Veronica Cruciani, Lino Silvestri e la società NAPOLIBOXE, Giulio Baffi, Mimmo Basso, Raimondo Di Maio, Salvatore Casaburi, e a tutti coloro che in modi diversi hanno contribuito alla realizzazione del progetto

Testo finalista al premio Dante Cappelletti 2005

Ho scritto questo testo procedendo per accumulo di suggestioni, ricordi personali, resoconti di persone a me care.

 

In un secondo momento si è delineata una forma più definita, si è chiarito dentro di me il senso di tale tensione e l’obiettivo che intendevo raggiungere. Ho cominciato una ricerca che man mano si espandeva e di cui rischiavo di perdere il controllo, sembrava ad un dato momento che tutto fosse accaduto in un solo anno dalla fine della II guerra mondiale in poi, il mille novecento cinquantasei. Era periodo di blocchi mondiali contrapposti, di braccianti che affrontavano dure lotte per la propria autodeterminazione, di uomini che per guadagnarsi da vivere scendevano nel ventre delle montagne a metri e metri di profondità, di uomini che ricostruivano case distrutte dalla guerra, di uomini che sfidavano altri uomini con le mani coperte da guantoni per cercare di trasformare la propria condizione. Non si rifugiavano nei sogni, li inseguivano, se ne appropriavano, li rendevano spesso realtà. E' grazie a ciò che il paese si è trasformato, uscendo, almeno in apparenza dal disastro della seconda guerra. Uomini che probabilmente in maniera inconsapevole, davano corpo ad una idea di utopia come qualcosa che non si è ancora realizzata, piuttosto che come qualcosa che non si realizzerà mai. La storia portante, il filo rosso che unisce è quella di un pugile, atleta della nazionale azzurra che rappresentò l'Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia nel millenovecentocinquantasei.

Un articolo comparso in un giornale sportivo australiano, qualche giorno dopo l’incontro, riportava la cronaca del primo e unico combattimento, sostenuto da questo atleta in quella competizione. Aveva incontrato agli ottavi di finale colui che in seguito vinse la medaglia d’oro per la categoria dei pesi piuma, un pugile russo, Vladimir Safronov il suo nome, molto forte, che mandò tutti i contendenti al tappeto, tranne uno: “giovane proveniente da un paese del sud, che faceva il muratore nella sua città” . Nell’articolo però, per un errore di stampa il nome non viene riportato esattamente, non regalandogli la soddisfazione pubblica di essere riuscito, in un impresa che gli altri avevano mancato, in quel contesto. Per fortuna, quest’uomo, non ha mai dato peso a quel banale accadimento. Mi ha sempre colpito il suo modo di raccontare questa straordinaria esperienza, mai come un elemento di vanità, né come affermazione presuntuosa della sua personalità (avrebbe potuto tranquillamente gloriarsi visto che è stato, inoltre, due volte campione d’Italia nel 1955/56). Il suo entusiasmo, quasi infantile, è relativo alla tensione, alla spinta che questa avventura ha donato alla sua vita, a ciò che ha ottenuto, non senza fatica e impegno, dove il sogno da realizzare non consisteva in qualcosa di impossibile, di irraggiungibile, ma piuttosto qualcosa che si è tramutato in passione, in determinazione per la propria scelta di vita. Una cosa di cui fortemente si sente la mancanza.

 

In questi tempi di Età della Grande Paura, una passione, un sogno, un ideale sono concetti pressappoco inesistenti, se non inquadrati nell’ottica e nel riconoscimento di un successo o una popolarità televisiva che dà diritto all’esistenza in questa nostra società. L’opera quotidiana, sconosciuta, di persone normali e semplici contrastava con i grandi propositi politici, che hanno generato, come si è poi visto, corruzione e clientelismo, male atavico del nostro paese. Mi è sembrato giusto aggiungere, a tale proposito, il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, eletto nel 1955. Parole ufficiali, che poco rispecchiavano la reale situazione del paese. Lontane, comunque, dalla cattiva fede e dalla ipocrisia di tanti politici dei giorni nostri. Il neorealismo ha raccontato molto bene le tante storie, i drammi e le ambizioni di questi piccoli grandi sognatori. Io ho solo avuto il desiderio di aggiungerne un’ altra, quella di un uomo normale, semplice, che anche dopo aver lasciato il ring, affronta la vita a fronte alta.

Antonello Cossia

Bibliografia
Adriano Cisternino, Le stelle del ring, Edizioni Video free international
Mario Sanvito, Pugilato, Edizioni Speriling & Kupfer Milano
Franco Volonterio, Il direttore sportivo, Edizione fuori commercio F.P.I.
Steve Klaus, Boxe Colpi combinati, Edizioni Speriling & Kupfer Milano
Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci, Edizioni Einaudi
Rocco Scotellaro, L’uva puttanella. Contadini del sud, Edizioni Laterza
Erri De Luca, Solo andata, Edizioni Feltrinelli
Paul Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, Edizioni Einaudi
Guido Crainz, Storia del miracolo italiano, Edizioni Donzelli

I discorsi del Presidente Gronchi sono estratti dal sito web della presidenza della repubblica.

Le date, gli accadimenti e gli ulteriori riferimenti storici si avvalgono oltre che dei riferimenti già citati, anche da materiali estratti dal sito: www.cronologia.it.

Agatino, il nome utilizzato per il protagonista del racconto è frutto di un errore di stampa, contenuto in un articolo comparso su un giornale australiano durante lo svolgimento dei giochi olimpici a Melbourne nel 1956.

La storia è quella di Agostino Cossia classe 1931, peso piuma, atleta della nazionale azzurra partecipante ai giochi, campione d’Italia della sua categoria per gli anni 1955/56.

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