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PICCOLI
FIAMMIFERAI
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uno spettacolo
di Giovanna Facciolo e Mariachiara raviola
liberamente
ispirato a La Piccola Fiammiferaia
di H. C. Andersen
drammaturgia
e regia di Giovanna Facciolo
cura
del movimento Mariachiara Raviola
scene
di Massimo Staich
luci
di Andrea Abbatangelo
con
Antonella Migliore, Marco Montesano e Alessandro
Esposito
- tecnico
luci Paco Summonte
- tecnico
audio Gioacchino Somma
-
video
(4')
video
(12')
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Quella
sera faceva un freddo terribile; stava nevicando
e cominciava a fare buio; era la sera dell’ultimo
dell’anno, la sera dei grandi festeggiamenti…
In mezzo al freddo e all’oscurità una bambina
piccola camminava per la strada, senza berretto
in testa e con i piedi nudi…"
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Così
inizia la celebre favola, una favola che parla
di povertà, di infanzia e di strada. Di un mondo
fuori, ricco e indifferente, e di un mondo dentro,
fatto di solitudine, sogni e sentimenti laceranti.
E di una nonna in cielo che salva la piccola richiamandola
a sé.
Ci
siamo chiesti chi sono oggi i piccoli fiammiferai
che attraversano le strade delle nostre città,
scintillanti di illusioni, quali sono le loro
storie e i loro sogni, quali le loro speranze.
Abbiamo tentato così di riscrivere una favola
contemporanea che, pur dialogando con quella
nota, raccontasse di piccoli stranieri protagonisti
di nuove migrazioni e di antichi nomadismi.
Storie che spesso nascondono anche tristi sfruttamenti.
Ecco allora che accanto a Rachid e ad Alì, giovani
marocchini lavavetri, appare Sladiza, ragazza-bambina
“…rapita da piccola nelle terre di Romania
e arrivata in Italia travestita da maschio”
e sottomessa alle dure leggi degli zingari.
Il
filo sottile su cui corrono sogni, evasioni
e amarezze di queste tre giovani vite tesse
una trama sempre in bilico tra fiaba e realtà.
L’incontro
fondamentale con un gruppo di ragazzini marocchini,
a Napoli, in attesa di regolarizzazione ci ha
dato la chiave con cui tradurre sogni e umiliazioni
di chi, inseguendo un futuro migliore, spesso
trova nell’immediatezza del lavoro ai semafori
una forma di sopravvivenza. E questa chiave
è stata la dolcezza, improvvisa e inaspettata,
che contrasta e vince su pregiudizi e stereotipi
troppo radicati nella realtà di tutti i giorni.
E con la dolcezza dei loro sguardi abbassati
e dei sorrisi generosi ci hanno faticosamente
messo a parte di passati interrotti da un mare
da attraversare, di separazioni che fanno ancora
male al cuore, di nostalgie a denti stretti,
di speranze.
Storie
nella storia che si ripetono uguali nei secoli,
storie di povertà e di umiliazioni, di scaltrezze
obbligate e dignità ferite. Storie di umani
sentimenti: la nostalgia dell’abbraccio di tua
madre, un fratello che nasce mentre sei lontano,
un nonno che muore e tu non lo sai.
A
tutti loro … grazie.
Ringraziamo
il Centro interculturale Nanà, la Cooperativa
Sociale Dedalus di Napoli, Amar e tutti gli
operatori, Karim, Abderrazzak, Icham, Jawad,
Mohamed, Abdierahim, Jamal e tutti i ragazzi
marocchini senza i quali questo spettacolo non
sarebbe stato scritto.


età consigliata:
dagli 8 anni
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