Sabato 15 Dicembre 2018

A 5 CM. DA TERRA
testo e regia di Gianluigi Gherzi

con Stefano Jotti e Emanuele Valenti (Mario Imparato)
scene e luci di Paolo Baroni
musiche originali di Leandro Sorrentino e Sascia Ricci - costumi di Daniela Salernitano

5cmloc Stefano Jotti e Emanuele Valenti - foto di Gianni Biccari

Chi è "il padre", oggi?

Che significa "imparare a volare"?

Chi educa chi?

A cinque centimetri da terra è il tentativo di unire dimensioni apparentemente opposte. Ci è piaciuto in questo spettacolo cercare di essere leggeri e, contemporaneamente, “pesanti”.

Pesanti in che senso? In quello di voler parlare della realtà, di sentirsi molto legati a questa storia, che è una storia di scugnizzi che volano. E il cui desiderio di volare prende tanto più valore in quanto viene da una condizione in cui si conoscono la fame, la privazione, l’umiliazione quotidiana per le strade. In questa storia di orfani, di piccoli furti e astuti espedienti, di abbandoni e di vita di banda, a un certo punto qualcuno arriva: ti indica il cielo e ti invita a guardare in alto. Non per dimenticare la vita da cui vieni, ma perchè quel guardare in alto potrà essere utile a tutti, realizzare un sogno che la brutalità del presente ha soffocato.

La leggerezza. Il sogno e la promessa del volo. Un volo non solo fisico. Un ripulirsi, un affinare le proprie qualità, un tentativo di arrivare vicini a quell’estremo dove l’umano si realizza.

“A cinque centimetri da terra” unisce in scena due attori molto diversi: il lavoro di Stefano Jotti, sanguigno attore di origine emiliana, istrionico e fantasioso e nello stesso tempo capace di un rigore disossato, e l’energia felice, la comicità istintiva, la freschezza dell’approccio al teatro di Emanuele Valenti, giovanissimo attore napoletano, con alle spalle importanti esperienze di lavoro con Enzo Moscato e Sergio Longobardi.

Paolo Baroni ha disegnato e realizzato scenografia e luci dello spettacolo. Anch’egli è partito dal “pesante”, raccogliendo materiali da discariche e non, innamorandosi di pezzi di ferro, di scafi di vecchie barche, di cassette di legno e molle acrobatiche. Ha iniziato poi a indagare, con gli attori, durante le prove, le possibilità di utilizzo e trasformazione dei materiali, alla ricerca di un “leggero”, di un “meraviglioso” non scontato, ma che riconosca la propria origine nell’utilizzo e nella trasformazione degli oggetti quotidiani, anche i più poveri.

Sacha Ricci e Leandro Sorrentino, membri dei gruppi musicali 99 Posse e Bala Perdida, hanno avvolto la nostra storia di un suono inquietante e contemporaneo, a rimettere ulteriormente in campo la forza di un presente che ci appartiene. Daniela Salernitano, con mano felice, ha saputo cucire sui personaggi i colori e i costumi del nostro scugnizzo volante e del nostro maestro zingaro.
Gigi Gherzi

Gigi Gherzi continua con questo spettacolo la sua ricerca di un nuovo teatro popolare, comico e lirico insieme, saldamente ancorato a quello che, bello o scomodo che sia, attraversa le nostre esperienze, curioso del rapporto con ciò che nella musica, nelle arti visive, nel lavoro delle arti tutte ci aiuta a ripensare un linguaggio caldo, immediato di poesia e di cuore.

Una sberla in faccia, che, nello stesso tempo, faccia sorridere e mandi a casa gli spettatori sollevati, possibilmente a cinque centimetri da terra.